Dall’inquisizione ai campi di annientamento, le virtù della chiesa cattolica

di Maurizio Fiumara
____________________________________________________

Francisco Goya, The Inquisition Tribunal, (1812-1819), olio su pannello, cm 46 x 73

L’essere umano, per poter sopravvivere, ha la necessità di abituarsi ai fatti della vita perdendo, nel tempo, quello stupore tipico dei bambini che emerge di fronte a situazioni inaspettate o contraddittorie. Tale disincanto lo porta spesso a collocare sullo stesso livello fatti di valore differente, rendendolo incapace di discernere concetti risibili da quelli rilevanti.

Su questa base, quando si parla della Chiesa cattolica diventa essenziale rimarcare che, proprio per la missione che si è prefissata, essa deve inevitabilmente possedere un carattere virtuoso. In assoluto. E’ inaccettabile la più piccola iniquità, al suo interno come nelle relazioni con l’esterno.

Chi ha deciso di professare il Bene e assurgere dogmaticamente al ruolo di unico portavoce di Dio deve esserne assolutamente attrezzato. Non può permettersi il più piccolo errore (a cui dovrebbe riparare immediatamente e pubblicamente al suono di tromba), non deve essere causa della minutissima ingiustizia, deve dedicarsi attivamente, completamente e senza sosta alle pene del mondo, deve essere rigorosa con se stessa e tendere il più possibile, e più di tutti, alla perfezione, perché stiamo parlando di Dio! Nulla dovrebbe essere professato al di fuori di Umiltà, Povertà, Solidarietà, Amore, poco importa se nel nome della Castità.

Questo deve essere la Chiesa cattolica, per il ruolo che vuole ricoprire: emblema del Bene, nel quale sarebbe facile e naturale, da parte di tutti, riconoscersi. Il contrario è contraddizione.

Purtroppo la realtà è radicalmente un’altra ed è su questo che bisogna fatalmente discutere.

Dai cattolici (praticanti, in primis) ci si dovrebbe aspettare, per coerenza con le loro predicazioni, elevata preparazione sui comportamenti, storici e attuali, della loro Chiesa, obiettività di giudizio ed una vigorosa indignazione per essere stati offesi da una corporazione che predica bene ma razzola malissimo, perchè non risentirsene significa approvazione, quindi corresponsabilità.

Questi dovrebbero essere i cattolici meritevoli di questo nome, cioè accoliti della religione “universale”, che si autocelebra la migliore dell’universo, l’unica plausibile e vera.

Invece ci troviamo di fronte persone deboli e consenzienti, che sentenziano con veemenza contro chi mette in discussione l’operato oggettivo della Chiesa, senza mettersi in discussione e senza chiarire cosa stiano difendendo.

Il fariseismo è conveniente, ma non è leale. E la slealtà è peccato. Ed il peccato non va reiterato perché conduce alla pena eterna e perchè chi reitera dimostra di non credere alla pena eterna. Quindi a Dio.

E allora vediamolo concretamente qual è (stato) il comportamento degli “amministratori della parola di Dio”; se non altro per togliere qualsiasi dubbio a chi pensa di vivere nel Regno di Utopia, dove esiste un dio buono, professato da una Chiesa buona e giusta.

Sia ben chiaro che sono perfettamente conscio che anche qui, come ovunque, si possano incontrare sacche di comportamenti ineccepibili; non sarebbe una corretta analisi se non ne tenessi conto. Ma purtroppo questa è un’altra storia e come tale non sposta la questione.

Un errore che spesso si compie nell’analisi storica è di sentirsi più magnanimi di fronte a certi accadimenti solo perchè sono avvenuti molto indietro nel tempo.

Allora, a scanso di equivoci, diciamo subito che qui si considera che l’omicidio sia tale sempre e che la perdita di una vita umana abbia pari valore, indipendentemente dal momento in cui è avvenuta.

Malgrado, questo sia un concetto piuttosto noto anche alle gerarchie clericali, nel 1184, Papa Lucio III e l’Imperatore Federico Barbarossa, ebbero l’acuta idea di fondare ufficialmente e nel nome della Chiesa cattolica, con la costituzione Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem, la “Santa” Inquisizione, con lo scopo di indagare e punire tutti coloro che avessero idee non allineate con quelle cattoliche riconosciute autorevoli, diventando l’emblema della prevaricazione perpetrata.

Solo per aver pensato ad una tale barbarie, la Chiesa avrebbe dovuto deporre, hic et nunc, ogni potere, temporale e, tanto più, spirituale. E la questione potrebbe terminare qui.

Ma, al contrario, l’idea piacque così tanto che ritenne di organizzare anche “sottofamiglie inquisitorie” tra le quali quella Romana, voluta da Papa Paolo III nel 1542, e che conterà 1250 condanne.

Non solo. Si dev’essere sentita orgogliosa toto corde anche dei risultati ex post perchè quando alla fine, nel XIX secolo, via via gli Stati europei soppressero i tribunali dell’Inquisizione, lo Stato pontificio fu l’unico a prorogarli facendoli diventare nel 1908, con Papa Pio X, Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, e nel 1965, con Papa Paolo VI, Congregazione per la dottrina della fede, che ufficialmente ha il “compito di promuovere e di tutelare la dottrina della fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico: è pertanto di sua competenza tutto ciò che in qualunque modo tocca tale materia”. Attualmente operativa.

Non bisogna dimenticare, altresì, che fino al 1252 i condannati hanno goduto di una relativa grande fortuna, perchè il 15 Maggio di quell’anno, con la bolla Ad extirpanda, l’’amabile’ Papa Innocenzo IV, riterrà utile introdurre nel processo inquisitorio l’uso della tortura.

Impossibile esporre una completa rassegna delle azioni raccapriccianti di cui la Chiesa cattolica si è resa artefice, ma è sufficiente accennare a due vicende, prese come campionario infinitesimo, ma ben rappresentativo, di ciò che è stata in grado di commettere, senza che mai, al suo interno, qualcuno sentisse il dovere di opporsi.

Fra’ Dolcino da Novara, decantato nel XXVIII canto dell’Inferno, 54-60, con parole che Dante fa dire a Maometto, è la figura storica di spicco del movimento degli Apostolici, o “minimi”, nel quale approdò nel 1291, quale epigono del fondatore Gherardo Segarelli.

Dal modus operandi et vivendi, evidente era la distanza della Chiesa dai principi cristiani ed il movimento sentì automaticamente l’esigenza di diffonderne la questione. Venne predicata l’ubbidienza alle Scritture, rimarcando che non prevedessero la costituzione di una organizzazione clericale, l’imminenza del castigo celeste provocato dalla corruzione dei costumi ecclesiastici, l’osservanza dei precetti evangelici e la povertà assoluta, anelando ad un cristianesimo laico, non sottoposto alle gerarchie.

Sia Segarelli sia Dolcino furono arsi al rogo rispettivamente il 18 Luglio 1300 ed il 1º Giugno del 1307.

Le torture, ben documentate, che fra’ Dolcino dovette subire con tenaglie arroventate prima di essere arso al rogo, sono indicibili e ciononostante vi sono autori prelati che, malgrado l’evidenza documentale, non riferiscono in alcun modo di torture a cui sarebbero stati sottoposti i due Apostolici, negando talvolta, la morte al rogo sulle rive del Cervo di Margherita Bonininsegna, compagna di Dolcino, affermandone, al contrario, perfino la sua liberazione.

I modi illegittimi e spaventosi impiegati per tenere a bada gli eretici, sono ben rappresentati anche in Un modello di vita umana, di Uriel da Costa, in cui si racconta in quale maniera lo stesso venga riabilitato, in seguito ad abiura, da due scomuniche del 1623 e del 1633, in quest’ultimo caso per aver sostenuto che la legge di Mosè era un’invenzione umana in contrasto con la legge di natura:

Nudo fino alla cinta, con il capo coperto, a piedi scalzi, tenevo le braccia attorno a una colonna. La guardia si avvicinò e mi legò le mani attorno ad essa. Cessati i preparativi, si avvicinò il cantore, prese la frusta e mi rifilò trentanove scudisciate, come esige la tradizione. Un salmo fu cantato durante la flagellazione. Quando tutto fu finito e mi ritrovai accasciato a terra, un cantore si avvicinò e mi liberò dalla scomunica. (…) La guardia mi teneva la testa, e tutti coloro che uscivano dalla sinagoga mi passarono sopra, calpestando le parti basse del mio corpo.

Da “sempre” (iperbole prossima al vero) la Chiesa si è esercitata in abusi trasversali, dando prova di sè e della sua (pre)potenza in molti modi: Inquisizione, Crociate, guerre di religione (scioglimento del movimento degli Apostolici da parte di Papa Onorio IV, 1286, sterminio e persecuzione dei valdesi in Piemonte, 1600), massacri di protestanti e musulmani (massacro dei Catari, 1244, con più di 200 arsi al rogo), condanne al rogo di intellettuali e scienziati (Gherardo Segarelli, 1300, Dolcino da Novara, 1307, Giordano Bruno, 1600), conversioni forzate (processo a Galileo Galilei e al calabrese Tommaso Campanella), sostegno dello schiavismo, crimini contro gli aborigeni australiani, ostacoli ideologici al progresso medico e scientifico, appoggio al colonialismo, processi alle streghe. Non ultimi i casi di pedofilia, ma anche i campi di annientamento cattolici in Croazia, del 1942-43, organizzati dai cattolici ustascia; il lager di Jasenovac governato dal frate francescano Miroslav “Sorella Morte” Filipovic.

Dai documenti a disposizione degli studiosi si rileva che ogni volta, papa e gerarchie ecclesiali, sono stati ben informati di queste atrocità, ma che non hanno mai fatto sostanzialmente nulla per impedirle.

Chi ha deciso di professare il Bene e assurgere dogmaticamente al ruolo di unico portavoce di Dio deve esserne assolutamente attrezzato. Non può permettersi il più piccolo errore (a cui dovrebbe riparare immediatamente e pubblicamente al suono di tromba), non deve essere causa della minutissima ingiustizia, deve dedicarsi attivamente, completamente e senza sosta alle pene del mondo, deve essere rigorosa con se stessa e tendere il più possibile e più di tutti alla perfezione, perché stiamo parlando di Dio! Nulla dovrebbe essere professato al di fuori di Umiltà, Povertà, Solidarietà, Amore, poco importa se nel nome della Castità.

Ma, ancor più, chi ha commesso tutti questi crimini, non deve e non può attribuirsi il diritto d’insegnare al Mondo cosa sia Giusto.

Per ogni essere umano che la Chiesa cattolica ha ucciso, direttamente o indirettamente, dovrebbe nominarne il nome ogni volta che nomina quello di Dio, di Gesù, della Madonna o dei Santi; solo in questo modo la comunità umana potrebbe cominciare a prendere in considerazione la credibilità di un mea culpa.

Fino a quando un rituale di questo tipo non sarà messo in atto, i sospettosi come me continueranno a pensare che la Chiesa ritenga che, tutto sommato, quelle azioni non fossero così prive di un qualche conatus di giustizia.

(pubblicato su Cronache Laiche)

Annunci