Unità

Ogni cosa che è stata nostra, seppur solo per accidente di convivenza o di visione, appunto perché è stata nostra diventa noi stessi. Oggi per me non è stato dunque il fattorino dell’ufficio a partire per un paesino della Galizia che ignoro, è stata una parte vitale, perché visiva e umana, della sostanza della mia vita. Oggi ho subito un’amputazione. Non sono più esattamente lo stesso. Il fattorino dell’ufficio è partito.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Ridondanze

Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto; non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli. E il senso di libertà che nasce dai viaggi? Posso averlo andando da Lisbona a Benfica e forse con un’intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina, perché se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte. Se io viaggiassi troverei la brutta copia di ciò che ho già visto senza viaggiare.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Inconsistenza

Il vecchio anonimo dalle ghette sporche che mi incrociava quasi sempre alle nove e mezzo del mattino? Il venditore zoppo dei biglietti della lotteria che mi seccava senza successo? Il vecchietto tondo e rubizzo, col sigaro in bocca, che sostava sulla porta della tabaccheria? Il pallido tabaccaio? Cosa ne sarà di tutti costoro che, solo per averli sempre visti, hanno fatto parte della mia vita? Domani anch’io scomparirò. Domani anch’io – l’anima che sente e pensa, l’universo che io sono per me stesso – sì, domani anch’io sarò soltanto uno che ha smesso di passare in queste strade, uno che altri evocheranno vagamente con un “che ne sarà stato di lui?”. E’ tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà niente di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Borghesità

Il principale, il signor Vasques, oggi ha concluso un affare rovinando un individuo malato e la sua famiglia. Mentre portava a termine l’operazione si è completamente dimenticato di quell’individuo, se non in quanto controparte commerciale. Concluso l’affare, gli è venuta la sensibilità. Solo dopo, naturalmente, perché se gli fosse venuta prima l’affare non si sarebbe mai concluso. “Mi dispiace per quel tipo,” mi ha detto, “si troverà in miseria.” Poi, accendendo il sigaro, ha aggiunto: “In ogni modo, se avrà bisogno di qualcosa da me, io non mi dimenticherò che gli devo un buon affare e qualche migliaio di escudos.”

Il signor Vasques non è un bandito: è un uomo di azione. Colui che ha perso la sfida in questo gioco può di fatto contare sulla sua elemosina per il futuro, poiché il signor Vasques è un uomo generoso.

Chi è insensibile, comanda.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Controcorrente

Lo svegliarsi di una città, che avvenga con la nebbia o altrimenti, per me è sempre più commovente dello spuntare del giorno in campagna. Ci sono molte più cose che tornano alla vita, ci sono molte più cose da aspettarsi quando il sole, invece di limitarsi a indorare (prima di luce oscura, poi di luce umida, infine di oro luminoso) i prati, le sporgenze degli arbusti, le palme delle mani delle foglie, moltiplica i suoi possibili effetti sulle finestre, sui muri, sui tetti (…). Un’aurora in campagna mi fa star bene; un’aurora in città mi fa star meglio. Sì, perché la maggiore speranza che mi arreca possiede, come tutte le speranze, il sapore lontano e nostalgico di non essere realtà. Un mattino in campagna esiste; un mattino in città promette; il primo fa vivere; il secondo fa pensare. E io sentirò sempre, come i grandi maledetti, che è meglio pensare che vivere.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)