Globalizzati si nasce, insicuri si diventa

La sensazione prevalente è di una maggior consapevolezza del limite, nelle risorse, nella protezione, nella privacy, nella “provvidenza”. Il nuovo fenomeno ha rimpicciolito il mondo, a una velocità a cui organicamente l’Uomo non è stato preparato

di Maurizio Fiumara
_______________________________________________

F.J. Goya, Saturno che divora uno dei suoi figli, 1821-1823, olio su intonaco.

Si potrebbe affermare che il desiderio di globalizzazione sia insito nell’essere umano, sin dai micenei: conoscere ed allargare gli orizzonti per ridurre le insicurezze, rendere più facile la comunicazione, sentirsi sempre a casa in ogni parte del mondo. Sotto un profilo superficiale ed ingenuo, quell’esigenza di protezione che può trasmettere una minuta comunità di periferia in cui tutti si conoscono e dove rispetto e dignità sono ancora valori.

Ma ora che il fenomeno non è più solo concetto la sua percezione è, nella media, lontana dall’essere positiva; troppe le conseguenze con le quali la gente comune fa i conti non essendo stata in grado di prevederle. E diametralmente contraria è la sensazione ricevuta. La massificazione e la standardizzazione di economie e culture vengono viste con un occhio meno astratto, in cui al fianco del miglioramento economico di limitate aree e classi coesistono gli aspetti negativi dell’inquinamento, della sovrapopolazione, dell’esaurimento repentino delle risorse naturali.

Continua a leggere

Annunci