Sistema rateale, segno ultimo dell’irresponsabilità umana

Per assecondare i ritmi dettati dall’ingorda società dei consumi, a forza di vivere nei limiti dei propri mezzi, intere generazioni hanno finito per vivere al di sotto delle loro possibilità.

di Maurizio Fiumara
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Alan Mc Donald, Messenger, 2006, olio su lino, cm 152 x 203.

In una sola generazione sono svaniti il concetto di patrimonio e quello di capitale fisso. Fino a qualche generazione fa gli oggetti, una volta acquisiti, lo erano fino in fondo: proprietà che materializzava un lavoro compiuto. Non è lontano il periodo in cui l’acquisto di una sala da pranzo o di un’automobile erano il coronamento di un lungo sforzo economico. Nella più mediocre logica cartesiana e morale, il lavoro precede sempre il frutto del lavoro, come la causa precede l’effetto. Si lavora sognando di comprare secondo le norme puritane dello sforzo e della successiva ricompensa, attribuendo all’oggetto liberazione dal passato e sicurezza per il futuro. Un capitale, insomma.

Oggi è cambiata la funzione. Degli oggetti, semplicemente, ci si serve (quando servono), riempiono le case piccolo-borghesi, vengono comprati per essere mostrati e poche volte per il servizio per cui sono stati prodotti. Non sono trasmessi da nessuno e non saranno dati in eredità a nessuno. Per chi li produce, lo scopo è soltanto quello di metterli sul mercato e farli acquistare. E se durante i secoli passati erano le generazioni umane che si succedevano in un ambiente statico di oggetti che sopravvivevano loro, oggi sono le generazioni di oggetti che si succedono a un ritmo accelerato nell’ambito di una stessa esistenza individuale.

E per assecondare i ritmi dettati dall’ingorda società dei consumi, a forza di vivere nei limiti dei propri mezzi, intere generazioni hanno finito per vivere al di sotto delle loro possibilità. Oggi gli oggetti ci sono prima di essere guadagnati, precedono la somma di sforzi e di lavoro che rappresentano il loro consumo. Con un grande alleato, il sistema creditizio, attraverso il quale si è ritornati ad una situazione propriamente feudale, in cui una frazione del proprio lavoro è dovuta in anticipo al signore.

Tuttavia, a differenza di quell’apparato, quello attuale si fonda su una complicità: il consumatore moderno integra e assume spontaneamente questo obbligo senza fine: compra perché la società possa continuare a produrre, ed egli possa continuare a lavorare per poter pagare ciò che ha comprato, corroborando l’alto rischio che il compratore a rate potrà inciampare sulle cambiali intensificando i casi in cui cercherà conforto psicologico nell’acquisto di un altro oggetto a rate.

Con il sistema rateale si è raggiunto palesemente il segno ultimo dell’irresponsabilità umana di fronte a se stessa: chi compra aliena chi paga: è la stessa persona, ma il meccanismo, grazie allo spostamento nel tempo, fa in modo che non se ne renda conto, determinando un sistema produttivo contorto che si rafforza con un consenso circolare capace di renderlo sempre più durevole ed autonomo, di cui ogni uomo, in quanto consumatore, diventa masochisticamente complice e prigioniero.

(pubblicato su Arianna Editrice)

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