L’incontro

Edvard Munch, Il bacio, 1897, olio su tela, cm 92 x 76

Una certa emozione l’avvertii un paio d’ore prima del suo arrivo. Riuscii a raggiungere la stazione in tempo per trovare parcheggio. Ebbi tutto il tempo, a questo punto, per andarle incontro e riceverla sulla banchina.

Ma è quando vidi arrivare il suo treno al binario 16 che l’emozione si trasformò quasi in agitazione: quella voce amica che mi aveva tenuto compagnia quasi tutte le sere nei circa due ultimi mesi era lì a pochi metri e minuti da me. L’avrei conosciuta, toccata, abbracciata, ne avrei sentito l’odore, la temperatura del corpo, avrei afferrato i suoi veri colori, l’avrei potuta collocare nello spazio. Vicino a me.

Il treno si fermò, scese molta gente. Cominciai a cercarla, la confusi più di una volta. Mi accorsi di non essermi mai posto il dubbio di cosa potesse farmela riconoscere fisicamente. Delegai alle vibrazioni. Finalmente la intravidi, era ancora relativamente distante, ma era sicuramente lei. Quando fu davanti a me la abbracciai immediatamente per diversi secondi, senza guardarla, era lei la voce che avevo ascoltato, era a lei che avevo inviato i miei pensieri in quell’ultimo periodo. Ebbi la percezione che stesse tremando. L’avevo tra le mie braccia, era un momento irripetibile. Stavo abbracciando un’anima e capii in quel momento cosa significasse la paura di poterla perdere.

da Senza rete | M. Fiumara

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