L’incontro

Edvard Munch, Il bacio, 1897, olio su tela, cm 92 x 76

Una certa emozione l’avvertii un paio d’ore prima del suo arrivo. Riuscii a raggiungere la stazione in tempo per trovare parcheggio. Ebbi tutto il tempo, a questo punto, per andarle incontro e riceverla sulla banchina.

Ma è quando vidi arrivare il suo treno al binario 16 che l’emozione si trasformò quasi in agitazione: quella voce amica che mi aveva tenuto compagnia quasi tutte le sere nei circa due ultimi mesi era lì a pochi metri e minuti da me. L’avrei conosciuta, toccata, abbracciata, ne avrei sentito l’odore, la temperatura del corpo, avrei afferrato i suoi veri colori, l’avrei potuta collocare nello spazio. Vicino a me.

Il treno si fermò, scese molta gente. Cominciai a cercarla, la confusi più di una volta. Mi accorsi di non essermi mai posto il dubbio di cosa potesse farmela riconoscere fisicamente. Delegai alle vibrazioni. Finalmente la intravidi, era ancora relativamente distante, ma era sicuramente lei. Quando fu davanti a me la abbracciai immediatamente per diversi secondi, senza guardarla, era lei la voce che avevo ascoltato, era a lei che avevo inviato i miei pensieri in quell’ultimo periodo. Ebbi la percezione che stesse tremando. L’avevo tra le mie braccia, era un momento irripetibile. Stavo abbracciando un’anima e capii in quel momento cosa significasse la paura di poterla perdere.

da Senza rete | M. Fiumara

Era un calesse

Ho avvertito un repentino irrigidimento sulle proprie posizioni, come se farlo rispondesse ad un principio inderogabile. In un attimo l’ho sentita ostile. Ed in quel momento mi sono accorto che quello che reputavo un solido edificio non era altro che un delicato castello di sabbia che sentivo sbriciolarsi tra le mie mani. Di colpo ero solo. E ho avuto paura.

da Senza rete | M. Fiumara

Dalle anomalie della spesa sociale italiana alle sfide dei sistemi di welfare dell’Unione europea

Un mio studio di qualche anno fa tenta di spiegare la condizione dell’attuale  spesa sociale italiana e dell’origine della crisi dei welfare europei degli ultimi anni.

di Maurizio Fiumara
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Masaccio, La distribuzione dei beni e la morte di Anania,1426-1427, affresco, cm 230 x 162.

Nonostante già dal 1600 sia forte in Europa l’esigenza di un’organizzazione assistenziale degli Stati, è nota la scarsa attenzione che riceve la spesa assistenziale nel nostro paese. Le risorse che vengono destinate ai più poveri sono poche. Sicuramente molte meno di quelle possibili in proporzione al reddito pro capite e molto meno di quanto spenda la maggior parte degli altri paesi Ue e OCSE. Il continuo declino, dal 1960, delle risorse destinate alle politiche assistenziali e l’anomalia del livello sono l’indicatore più significativo del disinteresse del legislatore verso le problematiche connesse alla povertà della popolazione; solo la Grecia, tra i paesi dell’Unione europea, si trova in simili condizioni.

La contabilizzazione della spesa assistenziale e la sua comparazione con gli altri Paesi Membri, allo stesso tempo, non è di facile conseguimento per la presenza di diversi fattori che ne complicano la realizzazione, non ultima, la predisposizione a voler rendere poco trasparente la collocazione delle quote nell’una o nell’altra tipologia di spesa al fine di poterle classificare opportunamente, a seconda delle necessità.

In generale, il lavoro precario, i carichi familiari, la non autosufficienza, l’esclusione sociale, la mancanza di adeguate opportunità formative, l’obsolescenza delle competenze professionali e l’invecchiamento demografico sono tutte problematiche che, con esclusione dei paesi nordici, stanno mettendo a dura prova i welfare internazionali, per cui è diventato necessario ed urgente riscrivere il contratto fra generazioni.

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