Sistema rateale, segno ultimo dell’irresponsabilità umana

Per assecondare i ritmi dettati dall’ingorda società dei consumi, a forza di vivere nei limiti dei propri mezzi, intere generazioni hanno finito per vivere al di sotto delle loro possibilità.

di Maurizio Fiumara
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Alan Mc Donald, Messenger, 2006, olio su lino, cm 152 x 203.

In una sola generazione sono svaniti il concetto di patrimonio e quello di capitale fisso. Fino a qualche generazione fa gli oggetti, una volta acquisiti, lo erano fino in fondo: proprietà che materializzava un lavoro compiuto. Non è lontano il periodo in cui l’acquisto di una sala da pranzo o di un’automobile erano il coronamento di un lungo sforzo economico. Nella più mediocre logica cartesiana e morale, il lavoro precede sempre il frutto del lavoro, come la causa precede l’effetto. Si lavora sognando di comprare secondo le norme puritane dello sforzo e della successiva ricompensa, attribuendo all’oggetto liberazione dal passato e sicurezza per il futuro. Un capitale, insomma.

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Globalizzati si nasce, insicuri si diventa

La sensazione prevalente è di una maggior consapevolezza del limite, nelle risorse, nella protezione, nella privacy, nella “provvidenza”. Il nuovo fenomeno ha rimpicciolito il mondo, a una velocità a cui organicamente l’Uomo non è stato preparato

di Maurizio Fiumara
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F.J. Goya, Saturno che divora uno dei suoi figli, 1821-1823, olio su intonaco.

Si potrebbe affermare che il desiderio di globalizzazione sia insito nell’essere umano, sin dai micenei: conoscere ed allargare gli orizzonti per ridurre le insicurezze, rendere più facile la comunicazione, sentirsi sempre a casa in ogni parte del mondo. Sotto un profilo superficiale ed ingenuo, quell’esigenza di protezione che può trasmettere una minuta comunità di periferia in cui tutti si conoscono e dove rispetto e dignità sono ancora valori.

Ma ora che il fenomeno non è più solo concetto la sua percezione è, nella media, lontana dall’essere positiva; troppe le conseguenze con le quali la gente comune fa i conti non essendo stata in grado di prevederle. E diametralmente contraria è la sensazione ricevuta. La massificazione e la standardizzazione di economie e culture vengono viste con un occhio meno astratto, in cui al fianco del miglioramento economico di limitate aree e classi coesistono gli aspetti negativi dell’inquinamento, della sovrapopolazione, dell’esaurimento repentino delle risorse naturali.

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Unità

Ogni cosa che è stata nostra, seppur solo per accidente di convivenza o di visione, appunto perché è stata nostra diventa noi stessi. Oggi per me non è stato dunque il fattorino dell’ufficio a partire per un paesino della Galizia che ignoro, è stata una parte vitale, perché visiva e umana, della sostanza della mia vita. Oggi ho subito un’amputazione. Non sono più esattamente lo stesso. Il fattorino dell’ufficio è partito.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Ridondanze

Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare? Qualsiasi tramonto è il tramonto; non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli. E il senso di libertà che nasce dai viaggi? Posso averlo andando da Lisbona a Benfica e forse con un’intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina, perché se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte. Se io viaggiassi troverei la brutta copia di ciò che ho già visto senza viaggiare.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Inconsistenza

Il vecchio anonimo dalle ghette sporche che mi incrociava quasi sempre alle nove e mezzo del mattino? Il venditore zoppo dei biglietti della lotteria che mi seccava senza successo? Il vecchietto tondo e rubizzo, col sigaro in bocca, che sostava sulla porta della tabaccheria? Il pallido tabaccaio? Cosa ne sarà di tutti costoro che, solo per averli sempre visti, hanno fatto parte della mia vita? Domani anch’io scomparirò. Domani anch’io – l’anima che sente e pensa, l’universo che io sono per me stesso – sì, domani anch’io sarò soltanto uno che ha smesso di passare in queste strade, uno che altri evocheranno vagamente con un “che ne sarà stato di lui?”. E’ tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà niente di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Borghesità

Il principale, il signor Vasques, oggi ha concluso un affare rovinando un individuo malato e la sua famiglia. Mentre portava a termine l’operazione si è completamente dimenticato di quell’individuo, se non in quanto controparte commerciale. Concluso l’affare, gli è venuta la sensibilità. Solo dopo, naturalmente, perché se gli fosse venuta prima l’affare non si sarebbe mai concluso. “Mi dispiace per quel tipo,” mi ha detto, “si troverà in miseria.” Poi, accendendo il sigaro, ha aggiunto: “In ogni modo, se avrà bisogno di qualcosa da me, io non mi dimenticherò che gli devo un buon affare e qualche migliaio di escudos.”

Il signor Vasques non è un bandito: è un uomo di azione. Colui che ha perso la sfida in questo gioco può di fatto contare sulla sua elemosina per il futuro, poiché il signor Vasques è un uomo generoso.

Chi è insensibile, comanda.

(da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)